Pipi Tiraca 1/5_Pipi Tiraca il pensionato

PIPI TIRACA IL PENSIONATO

La folla di turisti scorreva e il suo moto poneva in risalto la verticale fissità di Mario, l’attore che abbaia. Ad una cinquantina di metri da lui si distingueva per analoga staticità la figura di un uomo seduto, sarebbe più giusto dire afflosciato, sul gradino del pilone portabandiera che svetta davanti la basilica di San Marco.

Come promesso vi racconto la storia di Pipi Tiraca. Forse è vera. Lui, l’uomo afflosciato era appunto Pipi Tiraca.

In dialetto veneziano tiraca, significa bretella.

A causa di un paio di bretelle lise e consunte che gli tenevano le brache Pipi si era meritato questo sopranome: Tiraca.

Pipi, a sua volta, sempre in dialetto veneziano, potrebbe essere il diminutivo scherzoso di Giuseppe ma anche un modo scherzoso per definire l’organo sessuale di un bambino.

Pipi Tiraca passava gran parte del suo tempo nel salotto più bello del mondo, spanto sui gradini del pilone centrale, ora transennato, di fronte alla basilica del Santo Evangelista.

Pipi era un uomo triste. Molto triste, flaccido e curvo. La sua occupazione principale era lo star seduto e contemplarsi le mani.

A volte guardava senza vedere il flusso di turisti o i giovani impegnati nel rito serale del liston. Se per caso incrociava uno sguardo ritornava a fissare le proprie mani e a muovere lentissimamente le dita. Era, credo, il suo modo per spegnere le realtà.

Debbo essere stato una delle poche persone con le quali comunicava. Provavo per quell’uomo un senso di pena e una forte curiosità. Mi chiedevo cosa potesse essergli accaduto per indurlo a chiudersi in tal misura in se stesso e, allo stesso tempo, sentire il bisogno di stare tra la gente.

Venni a sapere in seguito, una volta vinta la sua reticenza, che a lui, Pipi Tiraca non era successo niente…. una vita passata senza che nulla succedesse. Una vita di niente. Vuoto sterile….

Da poco tempo, mi raccontò, era pensionato e quei pochi riferimenti, come lo svegliarsi al mattino ad una certa ora, timbrare il cartellino o salutare un collega gli erano venuti improvvisamente a mancare. In qualche modo la ripetizione di quegli insulsi riti quotidiani riuscivano a scandire il tempo e far si che l’illusione del prima e del dopo occupasse la sua mente.

Non aveva coltivato amicizie, interessi, passatempi e tanto meno passioni. Timido e goffo, presumevo che nessuna donna avesse mai visto il fondo della sua camicia.

Un certo giorno, senza un’ evidente ragione, Pipi smise di parlarmi per ripiombare nel silenzio e dedicarsi totalmente alla contemplazione delle proprie dita.

Una fredda giornata d’autunno, pioveva, lo ritrovai seduto sotto al solito pilone inzuppato e un sacchetto della spazzatura calcato sulla testa. Riparandolo con l’ombrello gli dissi:

Andiamo Pipi, piove forte. Vieni a prendere un caffè caldo.”

Alzò lo sguardo, mi guardò dritto negli occhi per la prima volta e disse:

Voglio morire Steve.” e, come parlando a se stesso, continuò:

…a che serve vivere?”

Lo convinsi a seguirmi e, poco dopo, seduti

al tavolo di un’osteria cominciò a parlarmi con un tono e una determinazione da brividi. Ciò che mi disse era, evidentemente, il risultato di una profonda e sofferta riflessione:

…ti chiamano in più modi ma so che il tuo vero nome è Franco. Posso chiamarti così?”

Certo”

Ascoltami Franco. Ho messo da parte dei soldi che sommati alla liquidazione da poco percepita formano un piccolo capitale: 50 milioni di lire. Saranno tuoi se mi… se mi uccidi”

Ma che…”

Ti prego, lasciami finire… ho già tentato di farlo alcune volte ma, all’ultimo momento, me ne è mancato il coraggio. Ciò che ti chiedo è di togliermi la vita senza che me ne accorga…magari senza farmi troppo soffrire.”

Come puoi chiedermi questo?”

Vedi Franco non sarà un vero assassinio. Mi ucciderò comunque. Non avresti nessun senso di colpa!”

Restammo in silenzio. Mille pensieri affollavano la mia mente. Bevvi più di un bicchiere mentre Pipi contemplava mesmerizzato la lentissima danza delle proprie dita.

Mi alzai per pagare. Quando ritornai al centro del tavolo troneggiava un sacchetto di carta sgualcito, unto e parzialmente bagnato dalla pioggia.

Qui dentro ci sono 50 milioni di lire” Disse laconicamente.

Spinsi il sacchetto verso di lui dicendo:

Oh Pipi, amico mio, lasciami pensare. Domani. Almeno fino a domani!”

Prendili, Franco. Ti prego. Vorrà dire che, se decidi di non ucc….di non farlo me li riporterai”

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