Ponte di Mary

Ritorniamo in Cannaregio.  Quante volte nella storietta di Tonino e Maria ma anche in quella dei Merletti di Burano ho nominato il rio o la fondamenta dei Morosini? Tante volte.  Dovrò citarla ancora. Il rio dei Moriosini è uno dei cinque rii che scorrono paralleli al Canal Grande e concludono il loro fuire nel lato nord della laguna. L’ultimo di questi canal, quello di Sant’Alvise, sfocia nella “sacca” di Fondamente Nove. Prima di immettersi nello spazio d’acqua il rio passa sotto al Ponte della Corte Vecia che al tempo i nicoloti avevano rinominato Ponte di Mary. Questo posto è davvero strano, Lovecraft lo avrebbe amato. Il silenzio, qui, risulta inquietante. I gabbiani non strepitano e gli altri uccelli o non ci sono o si taciono. Dicevano i nicoloti, che il silenzio si alzava come una nebbia dai giardini a lato della fondamenta, quello del palazzo dei due gemelli e quello muto del Casino degli spiriti. Solo in certe notti, a tarda ora giungeva, portato dal maestrale un ruggito soffocato, come un rantolo di lionpardo proveniente dal giardino riparato dai marmi di qualche palazzo maledetto. Dal culmine del ponte la visione era, e tuttora è impressionante: a sinistra il profilo austero del Cimitero di San Michele e di fronte la fine delle Fondamente Nove, uno dei luoghi utilizzati da Baron Corvo per immergersi nelle sue folli meditazioni. Dicono che Barone alias Frederick Rolfe restasse lì per ore ad osservare il Casino degli spiriti incurante della pioggia o del vento.

I barcaroli preferivano allungare il percorso e aggirare l’insula remando qualche palata in più piuttosto che passare sotto al ponte di Mary e attraversare la sacca .

Il Ponte si era guadagnato quel nome a causa della strana abitudine della scrittrice inglese Mary Shelley, la tormentata autrice di Frankenstein. La donna aveva l’abitudine di contemplare in uno stato prossimo all’estasi le nuvole che aleggiavano minacciose sopra il cimitero di San Michele. Testimoni terrorizzati riportano come l’inquieta scrittrice estraesse con la sola forza del pensiero delle forme mostruose e terrificanti dall’evanescente consistenza delle nuvole. Le sconcertanti proiezioni della feconda immaginazione di Mary erano visibili solo dal ponte Ponte della Corte Vecia che i nicoloti chiamavano il “Ponte di Mary”

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2 pensieri su “Ponte di Mary

  1. PONTE DI MARY. Al termine di un rio, poco prima, ecco uno dei tanti ponticelli di Venezia. Un semplice e comune manufatto emerge dall’origine di questa storia con un nome camuffato. Qualche traccia sul fatto perché sia citato ce la pone l’aria di mistero che aleggia nel silenzio quotidiano che lo avvolge nel prosieguo della storia. Oltre al fatto che uno scrittore come Howard Lovecraft, morto negli anni trenta e tra i grandi autore di romanzi raccapriccianti, le origini dell’horror, assieme a E. A. Poe, lo avrebbe avuto caro. Il fatto poi che un altro scrittore, Frederick Rolfe, che visse e Venezia gli ultimi anni della propria vita, terminata ad inizio anni venti, lo avesse realmente amato, incrementa l’interesse.
    Ma è Mary Shelley, romanziera del diciannovesimo secolo, londinese come il Rolfe, che conduce al quod. Nel 1818 fu a Venezia dove incontrò Lord Byron e dove perse i due primi figli, una femmina e un maschio e per ciò fu travolta da una grande tristezza e visse momenti difficili. Sarà, probabilmente, questo il motivo per cui trovava sollievo ad acquattarsi sul ponte della Corte Vecia ad ammirare l’isola di San Michele, dove presumibilmente i suoi due bambini erano stati sepolti. Ed è anche per questa visione che quel ponticello era singolare. Ma anche lei non era comune. Aveva una mente fervida, così ricca che la portò a quella fama che ancora oggi dura, oltre a far si che gli abitanti di quel lembo serenissimo cambiassero il nome del ponte a memoria dei momenti, in cui la presenza dell’autrice vi aveva estratto presenze oscure.
    Franco, è un po’ a questo che m’ha condotto questa tua storia. Luoghi che vivono, menti che cambiano, che si depurano, filtrano per riuscire a passare da una sponda, all’altra per non fermarsi schiacciati da ciò che non è possibile comprendere appieno. Un saluto.
    Riccardo_

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