La storia del gondolier de casada

Se ricordate i lamentosi versi di cui parlavo nella storia del ponte di Mary bene ricorderete anche che il suono ricordava il ruggito soffocato di una fiera.

Vorrei narrare la triste storia di un “gondolier de casada”.

Il barcarolo ritornava ogni sera vogando verso casa. Una sera, era ormai tardi, nel profondo silenzio del rio del Lionpardo, che quella volta ancora così non si chiamava, lungo il muro di cinta del giardino del ricco mercante Morosini Sasso, il gondoliere udì un suono, un canto di fanciulla così dolce e soave che lo bloccò. Quando la voce tacque il giovane azzardò: “Quale dono sublime possedete….orsù divina creatura ditemi: qual’è il vostro nome?”

Silenzio profondo.

Il gondoliere ritornò per molte notti ancora per risentire quella voce che ormai gli aveva preso la mente e l’anima.

Creatura celeste vi prego cantate…”.

Così implorava il giovane che ogni notte legata la barca al muro si struggeva rapito. Una notte incapace di controllare la sua passione, il giovane barcarolo scalò il muro ed entrò nel Giardino. Brancolando nel buio di quella notte senza luna si diresse, il cuore in gola, verso la fonte di quel suono.

Fatti alcuni passi il canto si fermò e anche lui ristette immobile. Dopo attimi lunghi secoli il canto riprese screziato appena da un lieve tremore. Un odore insano colpì le nari del giovane, un malodore che aumentava mano a mano che la distanza si riduceva. La vista andava abituandosi all’oscurità e ingrumato sotto a una volta una visione orribile gli si parò innanzi. Accartocciata su se stessa una creatura, una sagoma informe coperta di stracci sedeva circondata dai propri escrementi e da avanzi di cibo putrefatto.

Un piccolo inciso. Non era raro, a quel tempo, che ricche famiglie patrizie nascondessero o addirittura eliminassero la prole deforme, i pazzi e i diversi. Queste sfortunate creature venivano nascoste, segregate o rinchiuse in conventi o monasteri compiacenti e generosamente compensati.

La storia del gondolier de casada si conclude. Il giovane cedette la mente a un demone folle. Da quel momento egli visse accanto al mostro dalla voce angelica nutrendosi dei resti di cibo che venivano lanciati dalla finestra del palazzo.

Ogni notte il canto soave del mostro si fondevano con le urla di disperazione simili a ruggiti che i cannaregioti scambiarono per i versi di una fiera: un lionpardo. Anche se pochi lo sanno da questa oscura storia deriva il nome del rio della calle e della corte del Lionpardo. Ancor oggi alcuni, pochi, dicono che in certe notti senza luna si ode una sorta di ruggito, come un verso di fiera.

 

Già vi parlai dei giardini nascosti. Il giardino del palazzo appartenuto alla famiglia Savorgnan, ora parco pubblico che si trova ai piedi del Ponte delle Guglie.

Ne riparleremo più avanti quando riferirò di uno dei componenti della famiglia Savorgnan Brazza: Pietro Brazza. Storia non ordinaria questa….ma come si usa dire questa è un’altra storia.

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