Neno Primopian e Neno Pianotera

All’inizio del Cinquecento numerosi ebrei si riversarono dalla terraferma a Venezia, destando ingiustificati sospetti e preoccupazioni nei residenti cristiani. Il 29 marzo 1516 il Senato decise che tutti gli israeliti dovessero obbligatoriamente risiedere nelle località del Ghetto Novo.

Non tutti sanno che il termine ghetto deriva dal fatto che in quella zona si trovavano le fonderie pubbliche gestite dai fratelli Da Brolo per la fabbricazione delle bombarde. Per ora, non darò altre spiegazioni a proposito dell’etimo Ghetto. Chi fosse interessato potrà trovare altre e più precise notizie su internet. Quello che invece voglio raccontarvi è la strana storia di un incidente capitato a un ebreo che viveva nel Gheto Vecio e più precisamente di fronte alla scola tedesca nel Campiello delle Schole.

Dove ora c’è la scuola materna vi era una piccola costruzione abitata da due calegheri. Il caso ha voluto che i due avessero lo stesso nome: Neno

Uno dei due, quello che abitava al primo piano, aveva il permesso di entrare ed uscire liberamente dal ghetto. Il suo laboratorio era infatti fuori dal recinto.

Questo privilegio gli era stato concesso a causa della sua rinomata abilità d’artigiano. Era considerato un vero artista. Un Maestro.

Tra i suoi clienti vi erano nobili e ricchi mercanti veneziani e sembra anche che la regina del Montenegro portasse solo e unicamente scarpe da lui create.

Al piano terra abitava invece l’altro Neno che gli abitanti del ghetto chiamavano Neno Pianotera , non si sa bene se per il luogo dove abitava e dove aveva la bottega o per la sua bassa statura, questo non lo si sa bene.

Neno Pianotera nutriva una forte invidia nei confronti di Neno Primopian a causa della fama di cui questi godeva e che lui riteneva ingiusta.

Accecato dall’odio Neno Pianotera ideò una vendetta tanto stupida quanto crudele.

Egli cominciò a levare ogni notte nove mattoni dal suo appartamento. Si liberò dei mattoni gettandoli, non visto, nei rii che circondano il ghetto.

Il disastro avvenne la centesima notte quando Neno Pianotera levò il novecentesimo mattone e il piano superiore gli crollò addosso uccidendolo.

Fortunatamente la notte del crollo Neno Primopian non era in casa impegnato a consegnare delle scarpe a qualche importante cliente.

La gente del ghetto evoca ancora lo sfortunato artigiano non più come Neno Pianotera ma come “Neno Casso”.

Mi fermo un attimo per confidarvi una mia recente decisione: non utilizzerrò gli indizi per la biografia ho smesso infatti di scrivere il libro su di me perché giunto alla schiena non riuscivo più a scrivermi addosso.

Mi sposto da Cannaregio a un luogo molto lontano dall’atra parte del nostro pianeta per raccontarvi una storia che riguarda la devozione e il rapporto energetico e spirituale che lega il maestro e il discepolo e viceversa.

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