Piccoli fantasmi di bambini (Veni etiam)

Cannaregio Campo e Fondamenta dei Mori. Uno dei luoghi più belli di Venezia e quindi del mondo. Un posto molto particolare. Ho visto persone passare indifferenti in quello scenario denso di magia e altri bloccarsi abbacinati da tanta strana bellezza. Sì, perché certi luoghi non sono belli nel senso comune del termine sono…beh non so bene cosa siano. So che si sente il bisogno di lasciarli per sentire che devi ritornarci. Dopamina, serotonina, oppiacei chissà quale mistura ormonale secernono le nostre ghiandole. So che dopo un certo numero di dosi non se ne può fare a meno. Non te ne rendi conto. Diventi dipendente e cerchi la sofferenza dell’abbandono per poterla poi alleviare ritornando. Veni etiam (ritorna ancora) é il silenzioso richiamo di Venezia!

Clarks, cardigan very very large, sciarpa chilometrica e Leica al collo; è lui Ugo, Hugo Pratt. Anche lui amava questi luoghi. L’ho incontrato più volte vagare incantato tra la il campo dei Mori e il Ghetto alla ricerca di immagini e scorci insoliti: scale mate , corti finte, luoghi arcani, ponti fantasma…. Un giorno lo trovai in Fondamenta dei Mori dove ora c’è la Stamperia del Tintoretto. Roberto, che la conduce, è una versione pacifica dell’iracondo Jacopo e lì insegna incisione, grafica e arte figurativa.
Hugo stava guardando Rioba il moro nasodefero.
“Ciao Ugo”
“Ciao Steve (quella volta così mi chiamavano). Sai se dietro a questo palazzo, il palazzo dove viveva Tintoretto, c’è un giardino?”
“Incredibile Hugo, lo sai che sto scrivendo una storia di fantasmi dove si parla di quel giardino?”
“Contime Steve, conta”
“Sembra, dicono, si dice…”
“Ti gà ciapà un nailon? Movite. Conta!”
“Va bene Ugo, va bene: si raccontano molte cose a proposito della casa che fu del Tintoretto. Una di queste racconta che il piccolo palazzo fu, anticamente, convento e orfanotrofio. Sembra che nel silenzioso giardino della casa siano state trovate delle ossa di bambino. Si dice anche che il luogo sia abitato da fantasmi di quei bambini che lì vissero e lì ebbero sepoltura. Fantasmi di orfanelli bisognosi d’affetto, entità che si manifestano quando nella casa vi siano degli adulti che amano i bambini. Si ode, così dicono, lo scalpiccio di piccoli passi sul pavimento o su e giù per le scale che portano ai piani superiori .
Un signore, padre di sei figli, che abitò il palazzotto una trentina di anni fa, racconta di aver udito risatine sommesse e, spesso, di essersi sentito afferrare da piccole mani che lo accompagnavano in giro per la casa.
Quel signore dice che quel tocco delicato, lungi dal procurargli spavento, lo inteneriva.

(LA CONFRATERNITA DEGLI ASSASSINI)
Finii di raccontare ad Hugo la storia dei piccoli fantasmi
“Bea Storia Steve. Ara: gò i pei de oca. Tea riobo! A proposito conosci qualche storia su Rioba” disse, indicandomi la statua del moro Nasodefero.
“Rioba non è il nome del mercante turco e neanche, come qualcuno dice, significa rabarbaro, ma Rioba è da intendersi come roba. Roba, allora come adesso, sta per erba, marjuana o hashish, uno stupefacente quindi; una droga che, sembra, fosse usata dalla confraternita degli Assassini. Nome che deriva da hashish… che… Ma, Ugo, tu queste cose le sai…”
“Certo Steve. Ma me piase come che tie conti. Va vanti!”

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