La castellana

MAESTRO
Il Maestro ha lunghi capelli bianchi che arrivano a terra. Anche la barba, massiccia e fluente, sfiora il pavimento.
Il Maestro ha grandi occhi.
Chiari e trasparenti.
La sua modella preferita è una donna bellissima che egli chiama la castellana. Spesso la castellana va a trovarlo, si siede su di uno scanno si denuda il seno destro e s’appresta a posare. Prima che il Maestro metta mano a pennelli e colori avviene lo strano rituale di cui solo più avanti mi si rivelò la ragione.
Il Maestro si avvicina.
Sembra quasi non tocchi terra.
Forse è così.
Le mani, le agili dita del maestro accarezzano, unendo tra loro dei piccoli punti viola che dal seno arrivano a metà del braccio. Anche la modella dopo un po’ comincia ad eseguire le stesse manovre gli occhi chiusi le agili dita che scorrono seguendo un uguale percorso su undici punti sulla pelle del maestro. Dopo un po’ emerge dai due un ansimare
profondo, come il verso di una fiera semi addormentata. Il modo nel quale braccia e dita si incrociano è strano quasi che le ossa perdessero la loro rigidità per permettere quell’inverosimile danza. Le dita non si
staccano dall’epidermide scivolano senza premere sui misteriosi percorsi ed esprimendo una grazia straordinaria. Una pura grazia animale.
Un respiro, un pulsare che ha il vigore e il palpito dell’universo accompagna l’avvenimento.
Altre persone condividono quei segni sull’epidermide.
Io sono uno di quelle, ma a quanto pare non mi è dato di partecipare a quei rituali. Mi trovo testimone di questi incontri solo in sogno quando prima di addormentarmi senza averne consapevolezza accarezzo i punti e li unisco tra loro.
Un altro essere di questo piano analogo è un giovane uomo di quasi due metri d’altezza: Philis. Glabro, dalla pelle bianchissima, i tratti sottili e minuti da sembrar cesellati. Eburneo e niveo, il corpo flessuoso e variabile. Lui è un artista: dipinge e, come il Maestro, ha i segni della costellazione sulla pelle e dei lunghi sottili pennelli che come le sue braccia sembrano fluttuare deformandosi.
Le chiome dei pennelli sono lunghe e sottili molto più morbide dalla più morbida tra le sete.
Esiste un’ultima presenza che partecipa e spesso ospita nel suo palazzo il gruppo fatato.
Ma, prima di parlarvi di Adhena, questo il nome della donna, vorrei dirvi del significato dei punti che contraddistinguono le presenze di cui sto narrando.

I punti sono undici e rappresentano le stelle più importanti della costellazione del Cane Maggiore da dove proviene il meteorite.
L’insieme dista nove anni luce dalla terra e include la misteriosa e luminosissima Sirio.
Adhena vive in una Venezia. Il palazzo dove abita è altissimo, talmente alti sono i soffitti che a volte all’interno si formano delle nubi che nascondono affreschi di straordinaria bellezza. Il palazzo ha più di
cento stanze. In una di queste è lo studio di Adhena. Adhena è altissima.
Ha occhi grandi del color del cielo e i suoi capelli, lunghi e copiosi, sono in continuo movimento. Il suo corpo e le membra sono sottili e come i pennelli sembrano cambiar forma.
Sorride Adhena.
Sorride sempre.
Il Maestro e i due giovani artisti si manifestano a volte nello studio di Adhena nel palazzo fluttuante, giusto nel cuore di Venezia Analoga.
Prima di cominciare a dipingere ha luogo il rituale guidato dal Maestro.
Cominciano, i tre, denudandosi il petto e il braccio destro. Si avvicinano lentamente, intrecciano le loro membra e toccano i punti e senza staccare le dita li uniscono tra loro. I tre si trasformano in un
unico intreccio semitrasparente e cangiante. Una nuvola pulsante.
Sospiri profondi che mano a mano si trasformano in un unica pulsazione che sembra giungere da profondità inquiete.

IL SASSO CELESTE
In una qualche parte della penisola, se pensate al centro Italia può andar bene, un grosso meteorite cadde un tempo sulla villa dove viveva il Maestro. La villa fu distrutta e gli abitanti, inclusi i genitori del maestro rimasero uccisi. Il Maestro seppur giovane era dotato di un’indole ferma
e determinata. Appena poté ricostruì la villa e la edificò attorno al meteorite.
Creò nella stanza più importante il suo studio ed è li che egli incontrava la sua modella, la castellana.
I colori usati dal Maestro erano di una esclusiva bellezza e tutti gli artisti dell’epoca si chiedevano quale fosse il segreto del loro misterioso splendore.

I COLORI ARCANI
Il Maestro cavava dal meteorite terre e metalli che aggiungeva ai colori
della sua palette che risultava così assolutamente unica. Il Maestro conservava gelosamente il segreto condividendolo solo con i suoi discepoli prediletti Philis e Adhena anche loro segnati dal marchio della costellazione del Grande Cane.
Succede, come già vi ho detto che qualche volta, in procinto di scivolare tra le braccia di Morfeo tocco inconsciamente e unisco in qualche particolar modo i punti sulla mia spalla.
Prima di iniziare a dipingere i tre si avvicinano e toccano scivolando, intrecciano i loro corpi in maniera di unire i punti senza staccare le dita dalla pelle. I loro sembianti si plasmano, si deformano, quando il
tracciato s’adempie un rantolo sospiroso si leva dal tricorpo testimoniando l’acme di un intenso piacere sensuale.
Questo e molte altre cose immaginabili e non immaginabili avvengono in una delle Venezie analoghe.

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