Rio terà delle pantegane

Un velo trattiene a stento l’anima oscura di Venezia. Il suo fluido cola attraverso un sottile diaframma e si insinua nel cuore di chi fa risuonare i propri passi in luoghi come Rio Terà delle Pantegane.

La storia che vi racconto è ambientata agli inizi del secolo passato in una Venezia che ci piacerebbe descritta da Thomas Mann o da Baron Corvo; con atmosfere evocate da Edgard Allan Poe o Lovecraft. Una Venezia brumosa e sospesa come negli acquerelli di Turner e nei disegni di Battaglia; fitta di misteri e affascinante come quella suggerita da Pratt o, ancora, sofferente come nei tenebrosi dipinti di Bepi Longhi. Non mi paragono di certo ai Maestri citati ma la passione misteriosa di queste pietre, la magia dell’acqua, mi spinge alla prova.

Tusitala

PROLOGO
Steve, creatore di storie per fumetti, svolge per conto di un famoso autore una ricerca su Fredrick Rolfe, meglio conosciuto a Venezia come Baron Corvo, stravagante scrittore inglese vissuto a Venezia nei primi anni del ‘900.
La ricerca lo porta alla Locanda del Remedio, non lontano da Piazza S. Marco, un piccolo albergo dove l’artista inglese potrebbe aver soggiornato.
Nonostante l’informazione risulti infondata, la visita si rivelerà molto interessante. Steve viene infatti a conoscenza di un fatto misterioso che ha avuto come scenario, quasi un secolo prima, proprio quella locanda. Il fatto è descritto in un diario che Maria, la bella proprietaria della locanda, consegna allo sceneggiatore. Una frase che apre e chiude il diario cattura e intriga lo sceneggiatore:
“Qualcuno dovrà assumersi il compito di narrare quanto è successo. Qualcuno dovrà mettere in guardia i giovani spiriti da percorsi senza ritorno. Qualcuno dovrà dir loro di guardarsi da luoghi maledetti. Luoghi come Rio Terà delle Pantegane.”
Steve legge la strana storia e propone a Matteo, suo amico e disegnatore di fumetti, di realizzare il racconto. Matteo accetta con entusiasmo, contagiato come Steve dal fascino inquietante evocato dal Rio terà delle pantegane.

RIO TERÀ DELLE PANTEGANE

David Radi e George Perking, librai ed esperti biblioiatri, intendono vendere il loro negozio di Londra e trasferire la loro attività a Venezia, città da loro amata profondamente. In attesa di considerare le molte proposte ricevute trovano, in un incunabolo affidato loro per essere restaurato, la descrizione di un rione di Venezia chiamato “Rio Terà delle Pantegane”. Questo luogo avrebbe offerto rifugio, attorno al 1500, ad un gruppo di donne inglesi accusate di stregoneria. Il trasferimento dei due amici a Venezia sarebbe stata l’occasione perfetta per appurare la veridicità di quanto affermato nel documento.
George parte per primo e dopo le prime indagini sparisce nel nulla. Sollecitato dall’angosciante contenuto di una lettera pervenuta con un anno di ritardo, David conclude frettolosamente la vendita della libreria e parte a sua volta per Venezia. Nella lettera George, che David riteneva ormai morto, comunicava di aver trovato Rio terà delle pantegane ma di temere per la propria vita: l’amico George sarebbe stato quindi ucciso?
Deciso a risolvere l’enigma, David, parte per Venezia, prende alloggio nella “Locanda del Remedio”, la stessa pensione abitata da George. David fa la conoscenza di Tiziana, la bella proprietaria della locanda. Dopo alcune settimane la giovane donna, divenuta l’amante di David, lo implora di por fine alla ricerca. Egli sembra acconsentire ma, un fortuito incontro con lo scrittore inglese Baron Corvo e altre informazioni ricevute da alcuni strani personaggi, lo conducono all’infausto rione. Dopo ripetute visite deve constatare di essere morbosamente attratto da quel luogo. Il nostro ricercatore scopre con sbigottimento che il misterioso sito sembra esistere solo alla notte e che i frequentatori, artisti e intellettuali, sono quasi tutti dediti all’oppio e all’assenzio. Sedotti dal proibito e dal diverso.

Dopo reiterati tentativi David raggiunge il cuore del rione, centro di un maleodorante e intricato labirinto escheriano formato da calli, ponti, sottoportici e campielli: Rio terà delle pantegane. David viene attirato dalla scarsa luce proveniente da quella che sembra essere l’unica casa abitata del Rio terà.
La stamberga è la dimora di un vecchio bizzarro il quale, senza parlare, consegna al giovane inglese una candela accesa e indicata una scala, lo invita a salire. David, incapace di reagire, sale lentamente i gradini.
“Avanti sali, sali quelle scale!” urla il vecchio. “La stanza dei sogni è quella di destra. Non entrare in quella di sinistra!”
Il vecchio continua ad urlare dichiarando che chi entra nella stanza di sinistra farà incubi paurosi e che per accedervi dovrà pagare con tutto ciò che possiede. Il vecchio ridendo sconciamente precisa che tutti vengono al Rio terà per fare i “bei sogni” ma che quasi tutti alla fine scelgono gli incubi.
David continua a salire le scale e nota, illuminate dalla luce baluginante della candela, delle insolite stampe vividamente colorate. Il giovane entra nella stanza di destra e preso da improvviso torpore si sdraia sul letto. Arrivano immediatamente i “bei sogni” che lo risucchiano nelle scene appena viste nelle stampe appese alle pareti. David gode e partecipa a forme di vita e di realtà dove dimensioni, volumi, colori, profumi, suoni, amplessi sono al di là d’ogni possibile descrizione. Egli è, allo stesso tempo, oggetto e soggetto dei propri sensi e dei propri desideri…
Sordo ai moniti di Tiziana, David ritorna ogni notte alla stanza dei “bei sogni”.

Durante una di queste esperienze s’accorge che in quel mondo incantevole esiste una piccola zona non colorata. Una volta percepita l’esistenza David prova per quella zona ancora indistinta una folle curiosità. Una bramosia che aumenta a ogni sogno, così come a ogni sogno aumenta lo spazio occupato dalla macchia oscura. David si addentra nella macchia che si rivela essere un bosco che nasconde una casa che è proprio la stessa casa di Rio terà. David entra, sale le scale e si dirige con decisione verso la porta di sinistra. Cerca disperatamente di entrare ma ogni tentativo risulta vano. Una luce tremolante giunge dal piano terra; David scende e trova il vecchio che armeggia e sembra parli con le candele e, come rispondendo a un pensiero che andava formulando il vecchio dice:
“No, no, no… non è il vostro fumo che provoca i sogni o gli incubi. La meraviglia o l’orrido non sono nelle stanze. È dentro di voi, non è ne nel fumo di ceri, moccoli o tantomeno nelle stanze. É nel vostro animo…”
“Taci, voglio entrare. Bastardo!” urla David.
“Te l’avevo detto… per entrare nella stanza di sinistra devi pagare con tutto ciò che possiedi” ribatte il vecchio.
David, rientra come un forsennato nella locanda, racimola “tutto ciò che possiede” (il provento dalla vendita del negozio di Londra) e ritorna trafelato alla casa del vecchio, consegna il Denaro, e sale le scale per entrare nella stanza di sinistra.

La porta è aperta. Varcata la soglia si trova direttamente nel fitto di un bosco. Il giovane inglese si fa strada nell’intricato muro di vegetazione e trova di fronte a sé l’entrata della Locanda del Remedio! Sale alla sua stanza dove, come in un incubo, vede la forma imprecisa di George che si avvicina vacillando alla finestra, guarda verso il basso, monta sulla balaustra e si lancia nel vuoto. David, assiste impietrito alla tragica rappresentazione. “Oh George, amato George… ecco quindi cos’è successo… hai scelto l’unica possibile via per sottrarti alla maledizione di Rio terà!”
David si avvicina vacillando alla finestra e, come George, guarda verso il basso, come George monta sulla balaustra e, come crede abbia fatto George, si lancia nel vuoto.
Incorniciata dalla porta Tiziana, gli occhi spalancati e un sorriso folle, serra le mani attorno ai Denari. Dietro a lei George le stringe le spalle e la bacia sul collo. “George finalmente. Amore… finalmente liberi!” Tiziana, stringendo tra le mani i Denari, si avvicina come David alla finestra, come David guarda verso il basso, come David vola dalla finestra spinta violentemente da George.
L’assassino scende alla Fondamenta, si avvicina al corpo esanime di Tiziana, strappa i Denari e corre disperatamente verso Rio terà delle pantegane. Consegna i Denari al vecchio e entra nella stanza di sinistra.

La storia è apparentemente conclusa ma non potrà aver fine se: “Qualcuno non si assumerà il compito di narrare quanto è successo. Qualcuno dovrà mettere in guardia i giovani spiriti dai fascini oscuri, da percorsi senza ritorno. Qualcuno dovrà dir loro di guardarsi da luoghi maledetti … luoghi come Rio Terà delle Pantegane”.

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